“Freedom gas”, dagli Usa un aiuto energetico ai partner mondiali

Il terminal Freeport LNG sull'isola Quintana, in Texas, è un esempio perfetto di come gli Stati Uniti interpretano la propria politica energetica

Giugno 11, 2019

Le conseguenze ambientali e i risvolti geopolitici dell’intervento usa quando si parla di energia. Chiaramente non solo una dimensione direttamente economica. In realtà il terminal Freeport LNG sull'isola Quintana, in Texas, è ancora in costruzione; i lavori sono iniziati nel 2014, l'entrata in produzione e i primi viaggi delle metaniere sono comunque imminenti, previsti per la fine del 2019. In ogni caso, Freeport già si presenta come uno dei più grandi progetti per l'esportazione di gas naturale liquefatto americano.

Il sottosegretario Menezes e il progetto Freeport

Il sottosegretario all'energia Mark W. Menezes, intervenendo al Clean Energy Ministerial di Vancouver, ha annunciato una nuova autorizzazione all'esportazione relativa al quarto treno di liquefazione (al momento solo progettato). Gli altri 3 avranno hanno una capacità produttiva di 15 milioni di tonnellate di gnl all'anno; il quarto, aggiunto in corso d'opera in virtù dell'aumento della domanda globale, garantirà 5 ulteriori milioni di tonnellate.

Cos'ha detto, Menezes? Al di là del provvedimento formale e dei numeri, ha fatto innanzitutto riferimento a Freeport come occasione “per promuovere l'energia pulita, la creazione di posti di lavoro, la crescita economica”. Una formula vincente sotto ogni punto di vista e su scala globale, quindi: l'economia cresce, le emissioni di gas nocivi – grazie al gas naturale – si riducono.

Il gas della libertà, per gli alleati

Il sottosegretario statunitense, in un passaggio successivo del suo discorso, ha parlato del gas naturale come “gas della libertà” – “freedom gas” – che verrà per l'appunto distribuito in tutto il mondo così da dare agli alleati degli Usa “una fonte di energia pulita alternativa e affidabile”. Una fonte di energia alternativa – Menezes non lo dice, ma il riferimento implicito è ovvio – rispetto al gas naturale della Russia, da cui l'Europa è ancora fortemente dipendente. Il gnl degli Usa costituisce per l'appunto l'opzione per liberarsi da questa dipendenza energetica.

Gli interessi della Total

E Freeport LNG è così ben lanciato, anche in virtù di questo solido appoggio da parte dell'amministrazione Trump, da esser diventato appetibile per gli investitori stranieri. Il gruppo francese Total, infatti, ha dato notizia dell'acquisizione di tutte le partecipazione nel settore del gas naturale liquefatto dei giapponesi di Toshiba in Texas.

L'accordo prevede l'acquisto di 2,2 milioni di tonnellate all'anno di gnl proveniente dal terzo treno di liquefazione – quasi la metà della produzione, quindi – che entrerà in funzione nel secondo semestre del 2020. Questa acquisizione, unita agli interessi in altri progetti tra cui Cameron LNG in Louisiana, farà del colosso transalpino uno dei maggiori esportatori di gnl americano, con un portafoglio di 7 milioni di tonnellate all'anno.